L’Associazione nazionale di Amicizia Italia-Cuba esprime il proprio sdegno per la decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti di rigettare la revisione del processo nei confronti dei Cinque eroi cubani detenuti illegalmente da oltre 10 anni nelle carceri Usa. Una decisione per la quale la Corte suprema non ha dato motivazione alcuna che getta una nuova ed ennesima pesante vergogna sulla democrazia statunitense. La politica estera e le relazioni con Cuba non sono cambiate e la gestione di Obama non si dissocia di molto da quella di Bush. La giustizia statunitense ha perso ancora una volta l’opportunità di porre rimedio a un processo ritenuto ingiusto da giuristi e personalità di tutto il mondo Continueremo con la nostra solidarietà a batterci con Cuba per ottenere la liberazione dei Cinque cubani che, come unica colpa, hanno quella di aver difeso il proprio popolo da azioni di terrorismo provenienti dalla Florida. Segreteria Nazionale Associazione di Amicizia Italia-Cuba
Dichiarazione della presidenza dell'assemblea nazionale
La Corte Suprema de Estados Unidos anuncio hoy, sin mas explicaciones, su decision de no revisar el caso de nuestros Cinco companeros injustamente encarcelados en aquel pais por luchar contra el terrorismo anticubano auspiciado por los gobernantes norteamericanos.
Care sorelle: noi cubani conosciamo bene la pretesa delle amministrazioni nordamericane di distruggere la Rivoluzione e porre fine al progetto sociale che si basa nella forza delle idee e sulla sua opera. Il nostro popolo ha osato sfidare l’affanno di dominio dell’impero nordamericano e per questo la decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti di non rivedere il caso dei nostri Cinque compatrioti ingiustamente reclusi negli USA per aver combattuto il terrorismo non ci ha sorpreso.
Scrittori ed artisti cubani hanno convocato i loro colleghi statunitensi a pronunciarsi contro il rifiuto della Corte Suprema di Giustizia del loro paese a rivedere la causa dei Cinque antiterroristi dell’isola incarcerati nelle prigioni degli USA. Una lettera pubblicata a L’Avana dalla presidenza dell'Unione Nazionale degli Scrittori ed Artisti qualifica questo fatto come un nuovo capitolo nella lunga catena di arbitri che, da più di una decade, ha privato di libertà a Gerardo Hernandez, Renè Gonzalez, Ramon Labañino, Antonio Guerrero e Fernando Gonzalez.